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Curiosità
30. Luglio 2026  • clock 3 min •  Juraj Ostertag

L’esame della fondamentale legge sulle criptovalute CLARITY Act è rinviato a causa della fitta agenda del Senato statunitense – Market info

Negli ultimi 14 giorni, il mercato delle criptovalute si è mosso prevalentemente lateralmente. Nel corso di questo periodo, la capitalizzazione complessiva del mercato è leggermente diminuita da 1.950 miliardi di euro a 1.930 miliardi di euro. Il prezzo del bitcoin è sceso di circa lo 0,1% e attualmente si aggira intorno a 56.430 €.

Negli ultimi 14 giorni, il Fear & Greed Index è salito da 25 a 29 punti, uscendo così dalla zona di paura estrema ed entrando nella zona di paura. L’Altcoin Season Index è aumentato da 51 a 59 punti.

Fonte: CoinMarketCap

L’esame della fondamentale legge sulle criptovalute CLARITY Act è rinviato a causa della fitta agenda del Senato statunitense

Il Senato degli Stati Uniti ha per il momento rinviato l’esame del Digital Asset Market Clarity Act, noto come CLARITY Act. Invece di concentrarsi su questa legislazione fondamentale per il settore delle criptovalute, i legislatori stanno dando priorità all’approvazione delle nomine federali e a una proposta di nuove sanzioni contro la Russia.

Il rinvio riduce ulteriormente il tempo a disposizione del Senato per approvare uno dei più importanti progetti legislativi riguardanti la regolamentazione degli asset digitali negli Stati Uniti. Il calendario legislativo è particolarmente fitto prima della pausa estiva e il CLARITY Act non dispone ancora di un sostegno politico sufficiente per procedere senza difficoltà verso il voto finale.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ha spostato la propria attenzione su una legge relativa alle sanzioni contro la Russia, che porta il nome del defunto senatore Lindsey Graham. La proposta prevede sanzioni contro rappresentanti della Russia e altri soggetti che sostengono la guerra in Ucraina. Consentirebbe inoltre l’introduzione di dazi nei confronti dei Paesi che acquistano grandi quantità di materie prime energetiche russe. Il 28 luglio, il Senato ha approvato il passaggio della proposta alla fase successiva dell’iter legislativo con 86 voti favorevoli e 12 contrari.

Di norma, il Senato riesce a dedicarsi pienamente a una sola proposta legislativa controversa alla volta. Finché non sarà concluso il processo relativo alle sanzioni, alle nomine e alle altre priorità, è quindi poco probabile che i legislatori inizino a occuparsi del CLARITY Act.

È improbabile che il CLARITY Act venga sottoposto al voto prima degli ultimi giorni che precedono la pausa estiva, che inizierà il 10 agosto e durerà fino all’11 settembre. Al Senato rimane quindi un numero molto limitato di giorni di sessione. John Thune ha dichiarato che il Senato potrebbe tentare di votare sul CLARITY Act prima della pausa. Ha tuttavia ammesso che la leadership deve prima valutare se la proposta disponga di un numero sufficiente di voti per proseguire nell’iter legislativo. Per superare gli ostacoli procedurali è infatti generalmente necessario il sostegno di almeno 60 senatori.

Il problema non riguarda soltanto la mancanza di tempo. I partiti stanno ancora cercando di raggiungere un compromesso su una delle disposizioni più controverse della legge, che dovrebbe limitare la partecipazione di alti funzionari governativi, compreso il presidente Donald Trump, a progetti legati alle criptovalute.

La Casa Bianca sostiene che Donald Trump abbia accettato delle limitazioni alle proprie attività nel settore delle criptovalute. I Democratici obiettano tuttavia che le regole proposte non siano sufficientemente rigorose e non siano in grado di affrontare in modo efficace i possibili conflitti di interesse collegati alle sue attività nel settore degli asset digitali. Nonostante le divergenze, entrambe le parti hanno dichiarato di voler proseguire i negoziati. Ogni ulteriore ritardo riduce però la probabilità che la legge venga approvata entro il 2026.

La principale speranza del settore delle criptovalute è che la leadership del Senato avvii almeno la procedura iniziale verso una votazione prima che i legislatori partano per la pausa estiva. Ciò potrebbe consentire di proseguire il processo dopo il loro ritorno.

Il tempo a disposizione rimane tuttavia molto limitato. Dopo il ritorno del Senato a settembre, i legislatori si concentreranno sempre di più sulle elezioni di novembre. A queste seguirà il cosiddetto periodo di “lame duck”, durante il quale restano in carica anche i politici che non sono stati rieletti o che hanno deciso di lasciare il proprio incarico.

Un simile periodo può portare a rapidi accordi legislativi, ma anche a incertezza politica. Il futuro del CLARITY Act dipenderà quindi non soltanto dal tempo rimanente, ma soprattutto dalla capacità di Repubblicani e Democratici di raggiungere un compromesso sulle regole etiche e di ottenere un numero sufficiente di voti per la sua approvazione. Fonte

BitMEX e BitMart risentono del rallentamento del trading di criptovalute

Il mercato delle criptovalute sta attraversando un periodo caratterizzato da un’attività di trading nettamente più debole. Il volume degli scambi sulle principali piattaforme centralizzate è sceso al livello più basso degli ultimi due anni e le prime piattaforme stanno già iniziando a risentirne. Tra i casi più significativi figurano BitMEX e BitMart, che hanno annunciato la cessazione dei propri servizi.

BitMEX, una delle più antiche piattaforme di derivati sulle criptovalute, prevede di interrompere definitivamente le proprie attività a settembre. La piattaforma ha svolto un ruolo importante nello sviluppo del trading di criptovalute ed è diventata nota soprattutto per aver reso popolari i cosiddetti contratti futures perpetui, ossia derivati senza una data di scadenza.

La chiusura di BitMEX, tuttavia, probabilmente non resterà un caso isolato. Nel corso di una sola settimana, diverse altre società del settore delle criptovalute hanno annunciato la cessazione delle attività o il fallimento. Tra queste figura anche BitMart, che ha comunicato agli utenti di avere circa 30 giorni per chiudere le proprie posizioni di trading e sei mesi per prelevare tutti i fondi dalla piattaforma.

BitMart non ha fornito spiegazioni dettagliate sulle ragioni della propria decisione. Dopo l’annuncio, tra gli utenti sono emerse anche preoccupazioni riguardo a ritardi nell’elaborazione dei prelievi.

Secondo gli analisti, la causa principale delle difficoltà delle piattaforme di scambio di criptovalute è il forte calo dell’interesse degli investitori retail. Nell’aprile 2026, il volume degli scambi spot sulle grandi piattaforme centralizzate è sceso a circa 1.050 miliardi di dollari. Si è trattato del volume mensile più basso registrato negli ultimi 25 mesi.

Un calo ancora più marcato è stato registrato in Corea del Sud, dove il volume degli scambi sulle cinque maggiori piattaforme di criptovalute sarebbe diminuito fino all’88%. Secondo l’analista Jason Fernandes, sul mercato non vi sono più abbastanza trader retail né volumi di scambio sufficienti per consentire il funzionamento di un numero così elevato di piattaforme. Il calo di interesse è visibile anche nelle community e nei gruppi di discussione dedicati alle criptovalute, che durante i precedenti cicli rialzisti erano notevolmente più attivi.

La riduzione dell’attività di trading non è tuttavia l’unico problema. Le piattaforme di criptovalute devono affrontare anche costi normativi e operativi in aumento. I nuovi quadri normativi, come il regolamento europeo MiCA, impongono requisiti molto più elevati ai fornitori di servizi in criptovalute. Le piattaforme devono investire nell’ottenimento di licenze, nella tutela dei clienti, nei controlli interni, nella trasparenza e nelle misure di contrasto al riciclaggio di denaro. Secondo l’analista Michaël van de Poppe, attualmente sono soprattutto le piattaforme più grandi a essere in grado di soddisfare tutti i requisiti normativi. Le piattaforme più piccole hanno essenzialmente due opzioni: abbandonare il mercato oppure essere acquisite da una società più grande.

Erald Ghoos, CEO di OKX Europe, aveva già stimato in precedenza che una parte significativa degli oltre 3.000 fornitori registrati di servizi relativi agli asset virtuali non sarebbe sopravvissuta ai cambiamenti normativi in Europa. Secondo lui, il motivo non è soltanto il regolamento MiCA, ma anche la portata complessiva e la complessità delle norme europee. L’evoluzione indica che il periodo in cui alle piattaforme bastavano la popolarità del marchio e un’elevata attività degli investitori retail sta per terminare. Per sopravvivere, avranno bisogno di dimensioni sufficienti, preparazione normativa, riserve credibili e un’offerta più ampia di servizi destinati sia ai clienti retail sia a quelli istituzionali. Fonte

Una regolamentazione rigorosa potrebbe innescare in Europa una nuova ondata di consolidamento delle società crypto

Il settore europeo delle criptovalute sta entrando in una nuova fase di sviluppo. Dopo un periodo in cui le aziende si sono concentrate principalmente sull’ottenimento delle licenze previste dal regolamento MiCA, l’attenzione si sta spostando sul funzionamento a lungo termine in un ambiente fortemente regolamentato.

L’ottenimento dell’autorizzazione rappresenta infatti soltanto il primo passo. Le società di criptovalute devono successivamente dimostrare con regolarità di soddisfare i requisiti relativi al capitale, alla tutela dei clienti, alla gestione dei rischi, alla custodia degli asset digitali, alla sicurezza informatica e alla lotta contro il riciclaggio di denaro.

Per le grandi società dotate di capitali sufficienti e di team già strutturati, ciò potrebbe non rappresentare un problema significativo. Le società crypto più piccole potrebbero tuttavia avere difficoltà a sostenere gli elevati costi legati al rispetto a lungo termine delle norme. Nei prossimi anni, il mercato europeo potrebbe quindi registrare un maggior numero di fusioni, acquisizioni e partnership strategiche.

La tendenza verso una regolamentazione più rigorosa non riguarda soltanto l’Unione europea. Il Regno Unito sta preparando un proprio quadro normativo per le società di criptovalute, che in molti ambiti dovrebbe essere paragonabile alle regole MiCA. L’autorità di regolamentazione britannica Financial Conduct Authority prevede di integrare le attività legate alle criptovalute nell’attuale sistema dei servizi finanziari. Le società crypto non opererebbero quindi in un regime completamente separato, ma sarebbero soggette a regole simili a quelle applicate alle tradizionali società di investimento.

Ciò significa che dovrebbero rispettare requisiti relativi al capitale, alla governance interna, ai rischi operativi e alla tutela degli asset dei clienti. Ottenere un’autorizzazione dall’autorità britannica probabilmente non sarà quindi semplice, nonostante gli sforzi per favorire la concorrenza e l’ingresso di nuove società sul mercato. Una componente importante delle norme britanniche dovrebbe essere la rigorosa separazione delle criptovalute dei clienti dal patrimonio della società. Le aziende dovrebbero inoltre introdurre procedure precise per la gestione delle chiavi private, il controllo dei saldi e il confronto regolare tra i registri interni e l’effettiva quantità di asset detenuti. Questi requisiti mirano ad aumentare la sicurezza dei clienti e a ridurre il rischio che una società utilizzi i loro asset per finanziare le proprie attività o non sia in grado di restituirli in caso di difficoltà finanziarie.

Il consolidamento del mercato delle criptovalute potrebbe avvenire proprio nel momento in cui le banche tradizionali iniziano a mostrare un maggiore interesse per gli asset digitali. Attualmente, meno di un quinto delle banche europee offre servizi legati alle criptovalute, indicando che questo mercato rimane in gran parte inesplorato. Uno dei principali motivi dell’approccio prudente delle banche è stata la prolungata incertezza normativa. MiCA ha tuttavia introdotto regole più chiare e creato un quadro giuridico sulla base del quale gli istituti finanziari possono pianificare il proprio sviluppo futuro.

Le banche potrebbero quindi ampliare gradualmente la propria offerta includendo la custodia di asset digitali, il trading di criptovalute, lo staking o la tokenizzazione di strumenti finanziari tradizionali. Non dovranno necessariamente sviluppare internamente tutte le tecnologie necessarie. Una soluzione più probabile consiste nella collaborazione con società specializzate in criptovalute, che possano fornire alle banche infrastrutture tecnologiche, servizi di custodia o accesso ai servizi di trading. Le banche dispongono di clienti, reti di distribuzione ed esperienza normativa, mentre le società crypto possiedono le tecnologie e le competenze specialistiche nel campo della blockchain. Fonte

Hyperliquid prepara mercati predittivi accessibili a tutti gli utenti

La piattaforma di trading decentralizzata Hyperliquid ha annunciato che il suo aggiornamento HIP-4, che ha introdotto una nuova modalità di trading basata sui risultati degli eventi, dovrebbe in futuro consentire la creazione di mercati predittivi senza la necessità di ottenere un’autorizzazione specifica dalla piattaforma.

Una volta completato il lancio di questa funzionalità, praticamente chiunque potrà creare un proprio mercato predittivo su Hyperliquid. I singoli mercati dovranno tuttavia basarsi su modelli standardizzati approvati preventivamente dai validatori della rete. Hyperliquid ha pubblicato questa informazione tramite Telegram. Fino ad allora, la creazione e la gestione di questi contratti resteranno sotto il controllo dei validatori.

I mercati predittivi consentono agli utenti di effettuare operazioni sulla base del risultato atteso di eventi specifici. I partecipanti possono, ad esempio, speculare sulle decisioni delle banche centrali relative ai tassi di interesse, sui risultati delle elezioni, sugli eventi sportivi o su quale artista si esibirà durante lo spettacolo dell’intervallo del Super Bowl.

Questo segmento di mercato è attualmente dominato principalmente dalle piattaforme Polymarket e Kalshi. I grandi eventi politici, economici e sportivi attirano un interesse particolarmente elevato da parte del pubblico. Secondo i dati indicati, le scommesse e le posizioni predittive legate ai Campionati mondiali di calcio hanno raggiunto un valore superiore a 50 miliardi di dollari.

La crescente popolarità dei mercati predittivi ha attirato anche l’attenzione delle grandi piattaforme di trading centralizzate. Società come Coinbase e Robinhood stanno gradualmente ampliando i propri servizi includendo anche questo tipo di trading. Il loro obiettivo è creare un unico luogo in cui i clienti possano negoziare non soltanto strumenti finanziari tradizionali e criptovalute, ma anche i risultati di eventi futuri.

L’aggiornamento HIP-4 è stato lanciato sulla rete principale di Hyperliquid a maggio. Attualmente, tuttavia, i mercati continuano a operare sotto la supervisione dei validatori. Dopo l’introduzione del sistema aperto, gli utenti potranno creare i propri mercati senza che ciascuno di essi debba essere approvato direttamente.

I mercati gestiti dai validatori continueranno a esistere anche dopo il lancio della versione aperta, ma Hyperliquid prevede che il loro numero sarà molto limitato. La nuova funzionalità sarà inizialmente resa disponibile sulla rete di test. Soltanto dopo essere stata sottoposta a test e valutazioni approfonditi verrà implementata anche sulla rete principale, dove potrà essere utilizzata da tutti gli utenti della piattaforma.

Per evitare la creazione di mercati predittivi poco chiari, fuorvianti o di scarsa qualità, i loro operatori dovranno depositare una garanzia pari a 500.000 token HYPE. Questa garanzia potrà essere parzialmente o completamente confiscata qualora i validatori decidano tramite votazione che il mercato non è stato definito con sufficiente precisione oppure che il suo risultato è stato valutato in modo errato. Il meccanismo mira a incentivare i creatori dei mercati a stabilire regole inequivocabili, definire con precisione le condizioni di risoluzione e ridurre al minimo il rischio di controversie tra i partecipanti.

Gli operatori dei mercati predittivi di successo potranno invece ricevere fino al 50% dei ricavi derivanti dalle commissioni di trading. Hyperliquid vuole così creare un incentivo economico alla nascita di nuovi mercati, assicurandosi al tempo stesso che i loro creatori siano responsabili della qualità e della corretta valutazione dei risultati.

L’apertura dei mercati predittivi rappresenta per Hyperliquid un ulteriore passo verso l’espansione dei propri servizi oltre il tradizionale trading di criptovalute e derivati. Se il sistema avrà successo, la piattaforma potrebbe diventare un importante concorrente degli attuali leader del mercato predittivo, come Polymarket e Kalshi. Fonte

Morgan Stanley amplia la propria offerta con nuovi fondi in criptovalute

«Gli asset digitali stanno diventando una componente sempre più importante dei portafogli di investimento diversificati», ha dichiarato Amy Oldenburg, responsabile della strategia per gli asset digitali di Morgan Stanley. Secondo Oldenburg, cresce l’interesse dei clienti verso prodotti che consentano di combinare strumenti finanziari tradizionali con classi di asset decentralizzate. Morgan Stanley si sta quindi concentrando sull’ampliamento della propria offerta di soluzioni legate alle criptovalute, destinate a offrire agli investitori nuove opportunità di diversificazione e, allo stesso tempo, a rispettare gli standard interni della società in materia di governance, infrastruttura tecnologica, sicurezza e gestione dei rischi.

Morgan Stanley prevede inoltre di destinare allo staking una parte degli ether e dei token SOL detenuti. Attraverso lo staking, gli asset digitali vengono utilizzati per sostenere il funzionamento e la sicurezza delle relative reti blockchain, in cambio di ricompense per i loro possessori. I rendimenti ottenuti dallo staking saranno accreditati agli investitori dei fondi. I prodotti offriranno quindi non soltanto un’esposizione all’andamento dei prezzi di ether e solana, ma potenzialmente anche un rendimento aggiuntivo derivante dalle ricompense dello staking.

I nuovi fondi seguono il lancio del Morgan Stanley Bitcoin Trust, introdotto dalla società all’inizio dell’anno. Al 16 luglio, il fondo gestiva asset per un valore superiore a 381 milioni di dollari, indicando un crescente interesse dei clienti verso prodotti regolamentati collegati alle criptovalute. Il fondo Bitcoin segue l’andamento del prezzo del bitcoin attraverso l’indice di riferimento CoinDesk Bitcoin Benchmark Rate, utilizzato per determinare in modo trasparente il valore di questo asset digitale.

Ampliando l’offerta con prodotti incentrati su ether e solana, Morgan Stanley cerca di attrarre gli investitori che non vogliono limitare la propria esposizione alle criptovalute esclusivamente al bitcoin. Ether è la seconda criptovaluta per capitalizzazione e l’asset nativo della rete Ethereum, mentre Solana è una delle principali piattaforme blockchain orientate alle applicazioni decentralizzate, alla tokenizzazione e all’elaborazione rapida delle transazioni.

Morgan Stanley entra in questo mercato in un momento in cui le grandi società finanziarie stanno ampliando significativamente la propria offerta di prodotti collegati agli asset digitali. BlackRock, che gestisce il più grande ETF spot su bitcoin del mercato, ha recentemente presentato anche il suo primo ETF sulle criptovalute orientato alla generazione di un rendimento regolare. In questo modo, la società risponde al crescente interesse degli investitori che non cercano più soltanto guadagni derivanti dall’aumento del prezzo del bitcoin, ma desiderano ottenere anche un reddito periodico dalle proprie posizioni a lungo termine in criptovalute.

Uno dei principali vantaggi di Morgan Stanley è rappresentato dalla sua vasta rete di distribuzione e dalla sua solida posizione nel settore della gestione patrimoniale. La divisione di wealth management comprende circa 16.000 consulenti finanziari che supervisionano asset dei clienti per un valore superiore a 9.000 miliardi di dollari. Questi consulenti possono offrire i nuovi prodotti ai clienti che già utilizzano i servizi della banca e cercano un modo più semplice per inserire gli asset digitali nei propri portafogli.

Grazie alla proprietà della piattaforma E*TRADE, Morgan Stanley dispone inoltre di un accesso diretto a milioni di investitori individuali che gestiscono autonomamente i propri portafogli. La società può quindi raggiungere non soltanto i clienti più facoltosi che utilizzano servizi di consulenza finanziaria, ma anche un gruppo più ampio di investitori retail. La combinazione di commissioni ridotte, rendimenti da staking e un’ampia rete di distribuzione potrebbe aiutare Morgan Stanley a costruire una posizione significativa nel mercato in crescita dei prodotti regolamentati legati alle criptovalute. Fonte

La Corea del Sud testa un won digitale con le banche commerciali

La Corea del Sud prosegue i preparativi per l’introduzione di una valuta digitale della banca centrale. La Bank of Korea prevede di avviare a settembre la prossima fase del proprio progetto pilota, alla quale parteciperanno nove banche commerciali. I test includeranno anche pagamenti e trasferimenti reali effettuati tramite depositi bancari tokenizzati.

L’obiettivo del progetto è creare un’infrastruttura che consenta di utilizzare il won digitale indipendentemente dalla banca specifica, dall’orario o dal luogo della transazione. La banca centrale fornirà l’infrastruttura blockchain di base e l’asset di regolamento, mentre le singole banche emetteranno i propri token di deposito digitali e li utilizzeranno nei rispettivi servizi.

Nella seconda fase, il numero delle banche partecipanti aumenterà da sette a nove. Ai partecipanti attuali si aggiungeranno le banche regionali Gyeongnam Bank e iM Bank. Ai test prenderanno parte anche i principali gruppi finanziari sudcoreani KB Kookmin, Shinhan, Hana e Woori.

I depositi tokenizzati saranno registrati e trasferiti attraverso un’infrastruttura blockchain, che potrebbe consentire regolamenti più rapidi, l’automazione delle transazioni e una più semplice integrazione dei servizi finanziari tra le diverse banche.

La Bank of Korea ha dichiarato che la nuova fase dovrebbe creare le basi per un futuro utilizzo commerciale di questa tecnologia. Non si tratta tuttavia ancora dell’introduzione completa di un won digitale per tutti gli abitanti del Paese. Il progetto rimane un test controllato attraverso il quale la banca centrale intende valutare il funzionamento tecnico del sistema, la sua sicurezza e la sua applicabilità nei pagamenti reali.

I test si concentreranno anche su nuove modalità di utilizzo del denaro digitale. Una delle possibilità consiste nell’erogazione di contributi statali tramite depositi tokenizzati. Il denaro digitale potrebbe essere programmato in modo che il beneficiario possa utilizzarlo soltanto per uno scopo specifico o presso commercianti autorizzati.

Un simile sistema potrebbe accelerare la distribuzione dei fondi pubblici e al tempo stesso aumentare la trasparenza del loro utilizzo. Rimangono tuttavia aperte le questioni relative alla tutela della privacy degli utenti e all’estensione del controllo che banche o istituzioni statali potrebbero esercitare sulle singole transazioni.

Il progetto del won digitale nasce in un periodo in cui le banche sudcoreane stanno preparando anche un’infrastruttura per stablecoin ancorate al won. La Bank of Korea sostiene un modello graduale, nel quale queste stablecoin verrebbero inizialmente emesse soprattutto da banche commerciali regolamentate. Le banche stanno già sviluppando sistemi per l’emissione di token, portafogli digitali, regolamento dei pagamenti e meccanismi di controllo contro il riciclaggio di denaro. Il loro effettivo lancio dipenderà tuttavia dalla legislazione in fase di preparazione.

Mentre una CBDC viene emessa da una banca centrale, le stablecoin sono emesse da società private o banche commerciali. Il modello sudcoreano cerca di collegare i due approcci: la banca centrale fornirà l’infrastruttura di base, mentre le banche commerciali metteranno a disposizione dei propri clienti i token digitali.

La Corea del Sud non è l’unico Paese a sperimentare una valuta digitale della banca centrale. Secondo i dati dell’Atlantic Council, nel mondo sono attualmente in corso 41 progetti pilota relativi alle CBDC. Le Bahamas, la Nigeria e la Giamaica hanno già introdotto valute digitali di banca centrale pienamente operative, sebbene il loro utilizzo continui a essere caratterizzato da un’adozione più lenta e da difficoltà tecniche.

I test previsti per settembre rappresenteranno quindi un passaggio importante nella valutazione della possibilità che un won tokenizzato diventi parte del normale sistema di pagamento. Il successo del progetto dipenderà non soltanto dalla tecnologia utilizzata, ma anche dalla sicurezza, dalla tutela della privacy e dalla disponibilità dei consumatori a utilizzare effettivamente il denaro digitale. Fonte

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