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Curiosità
24. Settembre 2026  • clock 3 min •  Juraj Ostertag

Bitcoin supera gli 87.000 dollari. Il mercato crypto riprende slancio – Market info

Negli ultimi 14 giorni il mercato delle criptovalute ha registrato nuovamente una forte crescita. La capitalizzazione complessiva del mercato è aumentata nello stesso periodo da 2,31 trilioni di euro a 2,58 trilioni di euro. Il prezzo di Bitcoin è salito di un significativo 11,7%, passando da 67.647 € a 75.580 €.

Negli ultimi 14 giorni il Fear & Greed Index è salito da 65 a 71 punti. Questo valore rientra nella zona di “avidità”. A seguito della forte crescita dell’intero mercato crypto, l’Altcoin Season Index è aumentato da 43 a 53 punti.

Fonte: CoinMarketCap

Bitcoin supera gli 87.000 dollari. Il mercato crypto riprende slancio

Il mercato delle criptovalute ha vissuto diversi giorni particolarmente positivi. Dopo settimane di incertezza, Bitcoin è salito rapidamente e ha superato la soglia degli 87.000 dollari. Solo pochi giorni prima veniva scambiato intorno ai 76.000 dollari. Insieme a Bitcoin sta crescendo anche il resto del mercato, mentre il sentiment degli investitori sta cambiando rapidamente. Tutto questo nonostante la banca centrale statunitense abbia adottato la scorsa settimana una misura che, in condizioni normali, tende a non favorire le criptovalute.

Il 16 settembre la Federal Reserve statunitense ha aumentato il tasso di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali, portandolo in una fascia compresa tra il 3,75% e il 4%. Si è trattato del primo aumento dei tassi in tre anni e la banca centrale ha inoltre segnalato che la lotta contro l’inflazione non è ancora conclusa. Tassi di interesse più elevati significano generalmente condizioni peggiori per gli asset rischiosi, perché rendono più interessanti gli investimenti considerati più sicuri e aumentano il costo del capitale. Questa volta, però, il mercato crypto ha reagito esattamente al contrario. Invece di continuare a scendere, Bitcoin ha accelerato e dalla decisione della Fed è cresciuto di diverse migliaia di dollari. Il sentiment positivo si è esteso anche ai mercati azionari statunitensi, con il Nasdaq tecnologico che lunedì ha chiuso ai massimi storici.

Negli ultimi giorni sono cresciute anche le altcoin. Tra quelle che hanno registrato guadagni significativi figurano Sui, Avalanche e Dogecoin, mentre l’interesse degli investitori si sta nuovamente estendendo oltre le principali criptovalute. Dall’inizio del terzo trimestre Bitcoin è inoltre cresciuto di oltre il 40%, portando sul mercato un clima completamente diverso dopo una prima metà dell’anno più difficile. Gli acquirenti stanno tornando e l’attività di trading è in forte aumento. Un impulso importante arriva anche dagli investitori statunitensi. Lunedì gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato afflussi netti per 999 milioni di dollari, la loro giornata migliore da quasi undici mesi. Il ritorno dei capitali verso gli ETF rappresenta un segnale importante, perché dimostra che il rialzo non è alimentato soltanto dalla speculazione di breve periodo dei piccoli trader, ma che sul mercato stanno tornando in modo significativo anche gli investitori che utilizzano prodotti regolamentati negoziati in Borsa.

Parte della forte crescita è stata alimentata anche dai trader che avevano scommesso su un calo del mercato crypto. Quando Bitcoin ha iniziato a superare i massimi di settembre, si è innescata un’ondata di liquidazioni delle posizioni short. In 24 ore sono state liquidate posizioni per quasi 648 milioni di dollari, creando ulteriore pressione d’acquisto su Bitcoin e contribuendo a spingere il prezzo verso l’alto. Dopo mesi di cautela, sul mercato stanno quindi tornando un maggiore ottimismo e una più forte propensione al rischio. Dopo aver superato la soglia degli 87.000 USD, Bitcoin è entrato in una fascia di prezzo che il mercato non vedeva da diversi mesi, mentre il prossimo importante livello psicologico è rappresentato dai 90.000 dollari. L’aumento degli afflussi negli ETF, una domanda più forte e il ritorno dell’ottimismo creano condizioni favorevoli a un’ulteriore crescita. Allo stesso tempo, però, aumenta anche la pressione legata alla presa di profitto, quindi non si possono escludere movimenti più bruschi in entrambe le direzioni. La fine di settembre porta quindi un sentiment nettamente migliore sul mercato crypto e Bitcoin, dopo il forte rialzo, torna ad attirare l’attenzione degli investitori. Fonte

Il CLARITY Act non passa al Senato e le regole per il mercato crypto vengono rinviate

Gli Stati Uniti si sono avvicinati all’approvazione di una delle leggi sulle criptovalute più importanti degli ultimi anni. Il CLARITY Act avrebbe dovuto introdurre regole più chiare per gli asset digitali e, soprattutto, stabilire quali criptovalute rientrano sotto la supervisione della Securities and Exchange Commission (SEC) e quali sotto quella della Commodity Futures Trading Commission (CFTC). La proposta era già stata approvata dalla Camera dei Rappresentanti nel luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Tuttavia, il 15 settembre 2026 non ha superato il Senato. Non si trattava del voto finale sulla legge stessa, ma di un passaggio procedurale che avrebbe dovuto aprire la strada a ulteriori discussioni. Per l’approvazione erano necessari 60 voti, ma il risultato è stato di 49 favorevoli e 50 contrari. Hanno votato contro anche i repubblicani Susan Collins, Josh Hawley e Jerry Moran. Anche il repubblicano Thom Tillis ha votato contro. Il CLARITY Act non è stato definitivamente respinto, ma la sua approvazione è stata rinviata a tempo indeterminato.

La proposta avrebbe dovuto risolvere un problema con cui il mercato crypto statunitense si confronta da anni: il confine poco chiaro tra titoli finanziari e commodity. Proprio da questa distinzione dipende quali regole si applicano a uno specifico token o servizio e quale autorità ne esercita la supervisione. Il CLARITY Act avrebbe dovuto ampliare i poteri della CFTC sul mercato spot delle commodity digitali e allo stesso tempo definire in modo più preciso il ruolo della SEC. Dopo oltre un anno di negoziati, il testo era arrivato a comprendere centinaia di pagine e poco prima del voto erano state inserite ulteriori modifiche. Queste riguardavano, ad esempio, i protocolli DeFi, le norme contro il riciclaggio di denaro, i poteri dei procuratori generali statali e la protezione delle banche da un possibile deflusso dei depositi verso prodotti basati su stablecoin. Nemmeno queste modifiche sono però bastate a ottenere il sostegno necessario. Una parte dei democratici chiedeva norme etiche più severe per i funzionari pubblici di alto livello con interessi finanziari nel settore crypto. Anche le attività legate alle criptovalute della famiglia del presidente Donald Trump sono diventate un tema rilevante. Altre obiezioni riguardavano il contrasto alle attività finanziarie illegali e le regole per i servizi decentralizzati. Anche la lobby bancaria ha espresso le proprie riserve, avvertendo che alcuni prodotti basati su stablecoin potrebbero sottrarre depositi alle banche tradizionali. Gli autori della legge sostenevano invece che la versione finale contenesse già numerosi compromessi, comprese nuove disposizioni etiche e una maggiore protezione delle banche comunitarie.

Il voto fallito significa che il mercato crypto statunitense, almeno per ora, non riceverà il quadro legislativo unificato che il settore si aspettava. Gran parte del lavoro torna quindi ancora una volta alla SEC e alla CFTC, che possono elaborare regole nell’ambito delle loro attuali competenze. Una soluzione di questo tipo, però, non è stabile quanto una legislazione approvata dal Congresso. Le regole regolamentari possono essere modificate da una futura amministrazione e possono inoltre diventare oggetto di controversie giudiziarie. Anche il presidente della SEC, Paul Atkins, aveva avvertito che regole di lungo periodo per il mercato crypto sarebbero state più vulnerabili senza un solido sostegno legislativo. Il fallimento al Senato mostra inoltre un netto contrasto con il 2025, quando il Congresso riuscì ad approvare, con il sostegno di entrambi i partiti, il GENIUS Act, che ha creato regole federali per le stablecoin.

La storia del CLARITY Act, tuttavia, non è conclusa. Un gruppo di democratici, tra cui Kirsten Gillibrand, ha dichiarato il giorno successivo al voto di voler continuare le trattative e di sostenere ancora la creazione di un quadro normativo comune. La domanda quindi non è più soltanto se gli Stati Uniti adotteranno regole per il più ampio mercato crypto, ma anche se i legislatori riusciranno a trovare un compromesso durante l’attuale Congresso. Fonte

Strategy amplia il proprio portafoglio Bitcoin di 950 BTC

Dopo tre settimane, Strategy è tornata ad acquistare Bitcoin. Tra il 14 e il 20 settembre la società ha acquistato 950 BTC per 75,7 milioni di dollari, con un prezzo medio di acquisto di 79.670 dollari per Bitcoin, commissioni incluse. Si tratta del primo acquisto dalla fine di agosto, quando la società aveva aggiunto alle proprie riserve 4.603 BTC per 370 milioni di dollari. Dopo l’ultima transazione, Strategy detiene complessivamente 846.000 BTC, per i quali ha finora speso l’impressionante cifra di 63,8 miliardi di dollari. Il prezzo medio di acquisto dell’intero portafoglio è pari a 75.416 dollari per BTC. La società possiede quindi circa il 4% dell’offerta massima di Bitcoin e continua a essere uno dei maggiori detentori aziendali di Bitcoin al mondo.

Tabella degli ultimi 20 acquisti e vendite di BTC

Fonte: Strategy

Interessante è anche il modo in cui Strategy ha finanziato l’ultima transazione. Questa volta l’acquisto non è stato finanziato tramite la vendita di nuove azioni, come era avvenuto in diversi acquisti precedenti. Tutti i 75,7 milioni di dollari sono stati pagati utilizzando le riserve di liquidità della società. Strategy ha inoltre intrapreso ulteriori iniziative relative al finanziamento dei propri prodotti finanziari. Nel corso di settembre ha utilizzato 174 milioni di dollari per il riacquisto di 1,77 milioni di azioni privilegiate STRC. Per questa operazione ha quindi speso più del doppio rispetto a quanto investito nell’ultimo acquisto di Bitcoin.

L’ultimo acquisto di Bitcoin arriva dopo un periodo in cui Strategy aveva ridotto parte delle proprie riserve in Bitcoin. Alla fine di giugno deteneva 846.000 BTC, ma tra luglio e agosto ne ha venduta una parte e a metà agosto le sue riserve erano scese a 840.447 BTC. Alla fine di agosto Strategy ha però acquistato nuovamente 4.603 BTC e, con il recente acquisto di altri 950 BTC, ha riportato le proprie riserve complessive a 846.000 Bitcoin. L’annuncio è arrivato inoltre in un momento di ripresa del mercato crypto, con il prezzo di Bitcoin che ha superato la soglia degli 86.000 dollari. Strategy, in passato conosciuta soprattutto come società software MicroStrategy, oggi basa la propria strategia aziendale principalmente su Bitcoin e si definisce una “Bitcoin Treasury Company”. L’ultimo acquisto conferma quindi che Bitcoin rimane un elemento centrale della sua strategia di lungo periodo. Fonte

Google e Apple cercano esperti di criptovalute

Stablecoin e tokenizzazione stanno gradualmente passando dal mondo delle criptovalute al centro dell’interesse delle più grandi aziende tecnologiche. Il segnale più recente arriva dalle offerte di lavoro di Apple e Google, che cercano persone con esperienza in blockchain, stablecoin e depositi bancari tokenizzati. Apple ha aperto una posizione per Apple Pay Financial Product Strategy Lead, il cui compito sarà contribuire a definire la strategia di lungo periodo di Apple Pay, Apple Cash e Apple Card. Tra le competenze preferenziali vengono citate esplicitamente stablecoin, depositi tokenizzati e tecnologie blockchain. Non si tratta quindi di una posizione puramente tecnica ai margini dell’azienda, ma di un ruolo incaricato di valutare nuovi prodotti, modelli di business, partnership e opportunità di crescita direttamente all’interno dell’ecosistema dei pagamenti di Apple. Google si spinge ancora oltre. Per Google Cloud sta cercando a Hong Kong un Industry Principal Architect per il Web3, che dovrà collaborare con istituzioni finanziarie, exchange di criptovalute, custodi di asset digitali e progetti blockchain in tutta la regione Asia-Pacifico. Tra le esperienze richieste figurano la tokenizzazione degli asset del mondo reale, le reti di pagamento basate su stablecoin, i depositi tokenizzati e l’infrastruttura per la custodia degli asset digitali.

Le offerte di lavoro, da sole, non significano ancora che Apple stia preparando una propria stablecoin o che Google Pay permetterà presto di pagare con criptovalute. Mostrano però che tecnologie che solo pochi anni fa appartenevano soprattutto al mondo degli exchange crypto e delle startup fintech non vengono più considerate marginali dalle Big Tech. Nel caso di Google questo cambiamento è già visibile oggi. La società ha sviluppato l’Agent Payments Protocol (AP2), che consente pagamenti sicuri effettuati da agenti AI e supporta diversi metodi di pagamento, comprese stablecoin e criptovalute. Google Cloud offre inoltre Universal Ledger, un’infrastruttura attraverso la quale le aziende possono creare asset tokenizzati, servizi di pagamento digitali o prodotti finanziari basati su un database distribuito. Le nuove assunzioni non arrivano quindi dal nulla, ma fanno parte di una più ampia strategia di Google volta a costruire tecnologie per un mondo in cui pagamenti tradizionali, AI e blockchain saranno sempre più integrati. Apple rimane per ora più prudente, ma il semplice fatto che consideri la conoscenza delle stablecoin e dei depositi bancari tokenizzati una competenza rilevante per la strategia di Apple Pay mostra quanto rapidamente stia cambiando l’approccio delle tradizionali aziende tecnologiche verso gli asset digitali.

Alla base del crescente interesse c’è soprattutto il passaggio delle stablecoin dal trading di criptovalute ai pagamenti reali. Il loro principale vantaggio è la possibilità di trasferire dollari digitali praticamente senza interruzioni, rapidamente e in modo programmabile, senza che l’utente debba detenere una criptovaluta volatile. Anche le tradizionali società di pagamento stanno quindi iniziando a utilizzare questa infrastruttura in modo molto più attivo. Visa afferma che sulla sua rete sono già attivi più di 160 programmi di carte collegati alle stablecoin, mentre il loro volume di pagamenti è cresciuto di quasi il 200% su base annua e il volume dei regolamenti in stablecoin ha superato i 20 miliardi di dollari. Allo stesso tempo cresce anche la tokenizzazione dei depositi bancari e degli asset finanziari tradizionali, che potrebbe diventare per le grandi banche e le aziende tecnologiche ancora più importante delle criptovalute stesse. Tutto questo crea un nuovo spazio in cui il confine tra denaro tradizionale e blockchain inizia gradualmente a sfumare. Né Apple né Google hanno finora annunciato un nuovo prodotto crypto, ma le loro assunzioni mostrano chiaramente una cosa: se le stablecoin e il denaro tokenizzato diventeranno la prossima generazione dell’infrastruttura dei pagamenti, le più grandi aziende tecnologiche non vorranno restare ai margini. Fonte

Solana testa la finalità delle transazioni in 150 millisecondi

Solana ha iniziato a testare sulla propria rete di prova uno dei cambiamenti più importanti della sua storia. L’upgrade, chiamato Alpenglow, dovrebbe ridurre significativamente il tempo necessario affinché una transazione venga considerata definitiva, passando dagli attuali circa 12,8 secondi a circa 150 millisecondi, ovvero 0,15 secondi. Non si tratta semplicemente di un’ulteriore accelerazione dell’elaborazione delle transazioni. Il concetto chiave in questo caso è la cosiddetta finalità, cioè il momento in cui la rete considera un blocco confermato e non ci si aspetta più che venga modificato. È proprio questa certezza che attendono, ad esempio, gli exchange di criptovalute prima di accreditare un deposito, i bridge blockchain prima di rilasciare gli asset su un’altra rete oppure i commercianti che accettano pagamenti. Se Alpenglow riuscirà a raggiungere i parametri previsti anche in condizioni reali, questo processo potrebbe diventare oltre 80 volte più rapido e l’utente dovrebbe attendere soltanto una frazione di secondo per la conferma definitiva.

Alla base del forte aumento della velocità c’è un cambiamento completo nel modo in cui i validatori di Solana raggiungono un accordo sullo stato finale della blockchain. Oggi la rete utilizza il meccanismo TowerBFT, nel quale i validatori registrano i propri voti direttamente sulla blockchain e, per raggiungere la finalità, deve essere raccolto un numero sufficiente di voti nell’arco di 32 slot. Alpenglow lo sostituisce con un nuovo sistema chiamato Votor. In questo sistema i validatori si inviano i voti direttamente tra loro e, in condizioni favorevoli, un blocco può essere definitivamente confermato già dopo un solo turno di votazione. Se la maggioranza necessaria non viene raggiunta immediatamente, segue un secondo turno. L’utilizzo di Solana in sé, tuttavia, non cambierà. Le transazioni, gli smart contract, le commissioni e la Solana Virtual Machine continueranno a funzionare nello stesso modo, mentre gli utenti non dovranno cambiare wallet né il modo in cui inviano criptovalute. La modifica riguarda principalmente il funzionamento tecnico della rete. Secondo la documentazione di Solana, il nuovo sistema è inoltre progettato per gestire situazioni in cui una parte dei validatori non è disponibile. Il protocollo è progettato per tollerare il 20% dello stake offline e un ulteriore 20% di stake potenzialmente dannoso.

Alpenglow è già operativo da diversi mesi in un ambiente sperimentale più piccolo, creato appositamente per il suo sviluppo. Il passaggio al testnet pubblico rappresenta quindi un passo importante: il nuovo meccanismo entra in un ambiente in cui gli attuali operatori dell’infrastruttura possono testarlo e dove si potrà verificare come gestirà la migrazione simultanea di un numero maggiore di validatori. Solana prevede di attivare l’upgrade solo dopo aver completato i test e la fase di stabilizzazione. Se però sarà possibile implementare in sicurezza una finalità di circa 150 millisecondi anche sulla mainnet, si tratterà di un cambiamento significativo per Solana. La blockchain potrebbe offrire agli utenti e alle applicazioni finanziarie non solo una rapida elaborazione delle transazioni, ma anche una certezza quasi immediata che il loro risultato sia definitivo. Fonte

Le banche centrali europee spingono per limitare i rendimenti delle stablecoin

Le banche centrali europee vogliono inasprire le regole sulle stablecoin e impedire alle piattaforme crypto di offrire agli utenti rendimenti tramite lending, staking o servizi simili. La Banca centrale europea, insieme alle banche centrali nazionali degli Stati membri dell’UE, ha presentato questa proposta alla Commissione europea nell’ambito della revisione del regolamento MiCA. Già oggi MiCA vieta agli emittenti di stablecoin e ai fornitori di servizi crypto di pagare interessi o altri premi direttamente per il semplice possesso di una stablecoin. Secondo le banche centrali, però, esiste la possibilità di aggirare questo divieto, ad esempio consentendo all’utente di fornire le proprie stablecoin a una piattaforma per il lending oppure di inserirle in un prodotto definito come staking in cambio di un rendimento regolare. È proprio questa possibilità che le banche centrali vogliono eliminare. Sostengono che, nel quadro normativo europeo, le stablecoin dovrebbero servire principalmente come strumento di pagamento e non come equivalente di un conto di risparmio. Se un possessore di stablecoin potesse ottenere un rendimento regolare indipendentemente dal tipo di prodotto attraverso cui viene pagato, le stablecoin finirebbero per assomigliare sempre di più ai tradizionali depositi bancari remunerati.

La questione non è soltanto teorica. Diverse piattaforme crypto offrono già oggi rendimenti sulle stablecoin e il denaro utilizzato per pagarli può provenire da diverse fonti. Un’analisi della Banca dei Regolamenti Internazionali mostra che alcuni exchange centralizzati possono remunerare i possessori di stablecoin utilizzando i rendimenti degli asset di riserva, mentre altri sfruttano i ricavi derivanti dal trading o da altre attività della piattaforma. In presenza di tassi di interesse più elevati, una stablecoin abbinata a un servizio di questo tipo può quindi iniziare ad assomigliare, dal punto di vista dell’utente, a un prodotto di risparmio. È proprio questo che preoccupa le banche centrali europee anche dal punto di vista del sistema bancario tradizionale. Se una parte significativa del denaro si spostasse dai conti bancari verso stablecoin che offrono rendimenti comparabili o superiori, le banche potrebbero perdere una parte dei depositi retail stabili con cui finanziano le proprie attività. La BCE aveva già avvertito in passato che le stablecoin hanno un potenziale crescente di competere con i prodotti finanziari tradizionali. La loro capitalizzazione globale si aggira intorno ai 300 miliardi di dollari, mentre circa il 90% del mercato è rappresentato dalle due principali stablecoin denominate in dollari, USDT e USDC. Le stablecoin denominate in euro rimangono per ora molto più piccole.

Le banche centrali propongono inoltre di modificare il modo in cui gli emittenti di stablecoin sono tenuti a detenere le proprie riserve. MiCA richiede attualmente che almeno un terzo delle riserve sia detenuto sotto forma di depositi bancari, mentre per le stablecoin classificate come significative questa quota può arrivare al 60%. La BCE e le banche centrali nazionali sottolineano però il problema opposto: se durante una crisi un emittente di stablecoin dovesse rimborsare rapidamente un grande numero di clienti, potrebbe ritirare contemporaneamente dalle banche una quantità significativa di denaro, esercitando su di esse ulteriore pressione. Invece di imporre una quota fissa di depositi bancari, propongono quindi di concentrarsi maggiormente sulla velocità con cui gli asset di riserva possono essere convertiti in liquidità. Reuters riferisce che le banche centrali sostengono un modello basato sulla liquidità degli asset con scadenze comprese tra uno e cinque giorni lavorativi. La proposta mira quindi, da un lato, a imporre restrizioni più severe sui rendimenti delle stablecoin e, dall’altro, potrebbe modificare anche le regole relative al loro funzionamento e alla gestione delle riserve. Per il momento si tratta soltanto di una posizione presentata nell’ambito della revisione di MiCA. Saranno i prossimi passi della Commissione europea a mostrare se queste raccomandazioni verranno incluse in una proposta di nuove regole e in quale forma potrebbero eventualmente applicarsi agli exchange di criptovalute, alle piattaforme di lending o ai servizi di staking nell’UE. Fonte

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