Il prezzo di Bitcoin ha superato gli 80.000 dollari – Market info
Il mercato delle criptovalute è cresciuto fortemente negli ultimi 14 giorni. La capitalizzazione complessiva del mercato è aumentata nello stesso periodo da 1,89 trilioni di euro a 2,27 trilioni di euro. Il prezzo di Bitcoin è salito del 22,5%, passando da 55.231 € a 67.646 €.
Il Fear & Greed Index è aumentato da 27 a 65 punti negli ultimi 14 giorni. Ciò significa che il mercato è uscito dalla zona della “paura” e si trova attualmente nella zona dell’“avidità”. A seguito del forte rialzo di Bitcoin, l’Altcoin Season Index è sceso da 55 a 39 punti.

Fonte: Coinmarketcap
Il prezzo di Bitcoin ha superato gli 80.000 dollari
Bitcoin è tornato al centro dell’attenzione negli ultimi giorni dopo che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’ampliamento del programma di riacquisto dei titoli di Stato a lungo termine. La decisione del Segretario al Tesoro Scott Bessent era inizialmente finalizzata a stabilizzare il mercato obbligazionario e ad attenuare la pressione esercitata dagli elevati rendimenti. I mercati hanno però reagito diversamente: invece di un calo più marcato dei rendimenti, Bitcoin e le altre criptovalute hanno registrato un forte rialzo.
Il 19 agosto Bessent ha annunciato l’aumento dell’importo massimo dei riacquisti di Treasury statunitensi a 10, 20 e 30 anni da 2 miliardi di USD ad almeno 4 miliardi di USD per singola operazione. L’annuncio è arrivato in un momento in cui i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lungo termine si trovavano ai livelli più alti dal 2007. Bitcoin ha reagito con un forte rialzo e ha superato con successo la soglia degli 80.000 USD. Insieme a Bitcoin è cresciuto anche l’intero mercato crypto, mentre il rapido movimento al rialzo ha innescato liquidazioni di posizioni short per diversi miliardi di dollari. Anche l’oro ha registrato un aumento, suggerendo che dopo l’annuncio gli investitori abbiano iniziato a spostarsi verso asset con un’offerta limitata.
Per Bitcoin è particolarmente importante il segnale trasmesso dalla decisione del Dipartimento del Tesoro. I riacquisti, di per sé, non rappresentano la creazione di nuova moneta né un classico quantitative easing da parte della Fed. Il mercato può tuttavia interpretare questa misura come un segnale del fatto che gli elevati costi di finanziamento del debito statunitense stanno diventando un problema sempre più rilevante e che il governo è pronto a intervenire più attivamente sul mercato obbligazionario.
Questa situazione rafforza una narrativa da tempo favorevole a Bitcoin. Se gli investitori si aspettano che il governo debba introdurre ulteriori misure per ridurre i costi di finanziamento del debito o sostenere la liquidità, possono aumentare le preoccupazioni relative alla svalutazione della valuta. In un contesto simile, Bitcoin viene sempre più spesso percepito in modo analogo all’oro, ovvero come un asset scarso e indipendente dalle decisioni della banca centrale e del governo.
È interessante notare che i rendimenti obbligazionari sono rimasti elevati nonostante l’annuncio. Il rendimento del Treasury statunitense a 30 anni si è mantenuto intorno al 5,25%, appena al di sotto del massimo del 5,33% raggiunto il 18 agosto. Ciò suggerisce che i riacquisti non siano ancora riusciti a risolvere il problema principale, ovvero le preoccupazioni degli investitori per l’elevato debito statunitense, i nuovi deficit di bilancio e l’inflazione. Il debito federale degli Stati Uniti ha già raggiunto circa 40 trilioni di USD e ulteriori deficit di bilancio comportano la necessità di emettere nuovi titoli di Stato. Una maggiore offerta di obbligazioni può spingere i prezzi al ribasso e i rendimenti al rialzo. Un programma di riacquisto del valore di pochi miliardi di dollari potrebbe quindi non essere sufficiente a invertire in modo significativo questa tendenza più ampia.
Per il mercato delle criptovalute si crea così una situazione insolita. In condizioni normali, rendimenti elevati sui Treasury statunitensi non sono particolarmente favorevoli a Bitcoin, poiché gli investitori possono ottenere ritorni interessanti da asset governativi relativamente sicuri. Questa volta, però, gli elevati rendimenti segnalano contemporaneamente crescenti preoccupazioni relative al debito, all’inflazione e alla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti. Proprio questi fattori possono sostenere l’interesse per Bitcoin come forma alternativa di conservazione del valore.
Per il futuro andamento di BTC sarà quindi fondamentale osservare cosa accadrà ai rendimenti dei Treasury statunitensi e se Washington adotterà ulteriori misure. Se i rendimenti resteranno elevati e la pressione sul finanziamento del debito statunitense continuerà, gli investitori potrebbero iniziare ad aspettarsi interventi più aggressivi a sostegno della liquidità. Bitcoin non sta quindi beneficiando soltanto degli sviluppi direttamente legati al mercato crypto. Il più ampio contesto macroeconomico, l’aumento del debito statunitense e la questione di come gli Stati Uniti cercheranno di mantenere sotto controllo i costi di finanziamento stanno assumendo un ruolo sempre più importante. L’andamento del mercato obbligazionario potrebbe quindi diventare uno dei fattori più rilevanti per il prossimo movimento del prezzo di Bitcoin. Fonte
La Casa Bianca apre le porte alle criptovalute: gli USA vogliono diventare una potenza crypto globale
Negli Stati Uniti le criptovalute si stanno definitivamente spostando dai margini del sistema finanziario al centro della politica economica e tecnologica. Il più recente incontro alla Casa Bianca tra il presidente Donald Trump e i rappresentanti dell’industria crypto ha mostrato che la sua amministrazione non considera più gli asset digitali soltanto come un nuovo segmento del mercato finanziario, ma come parte di una strategia più ampia volta a rafforzare la posizione tecnologica ed economica degli Stati Uniti.
Mercoledì 19 agosto si è tenuto alla Casa Bianca un crypto summit, durante il quale Donald Trump ha incontrato rappresentanti delle maggiori aziende crypto statunitensi, società finanziarie e autorità di regolamentazione. Tra i partecipanti figuravano rappresentanti di Coinbase, Kraken, Robinhood, Nasdaq e Intercontinental Exchange, insieme ai vertici della SEC e della CFTC. Il tema principale dell’incontro è stato il futuro della regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti, in particolare l’adozione del CLARITY Act, una ripartizione più chiara delle competenze tra SEC e CFTC e la creazione di un ambiente più favorevole per l’industria crypto.
L’amministrazione Trump considera la crescita del settore degli asset digitali una questione di competitività geopolitica. Se gli Stati Uniti non creeranno condizioni adeguate per lo sviluppo delle criptovalute e delle tecnologie blockchain, questo spazio potrebbe essere occupato dalla Cina o da altri concorrenti. L’attenzione non è quindi rivolta soltanto a Bitcoin o al trading di criptovalute, ma all’intero ecosistema, dagli exchange e stablecoin fino alla tokenizzazione degli asset tradizionali e alla nuova infrastruttura finanziaria.
L’obiettivo è fare in modo che le aziende sviluppino queste tecnologie direttamente negli Stati Uniti, raccolgano capitali nel Paese e allo stesso tempo creino posti di lavoro e gettito fiscale. Le criptovalute stanno così diventando gradualmente parte della più ampia strategia di Trump volta a sostenere i settori che potrebbero risultare decisivi per la posizione tecnologica ed economica del Paese nel prossimo decennio.
Uno dei temi più importanti dell’incontro è stato il CLARITY Act, una proposta legislativa volta a creare una struttura più chiara per il mercato statunitense degli asset digitali. Uno dei problemi di lunga data dell’industria crypto negli Stati Uniti è stato capire quali criptovalute rientrassero sotto la supervisione della SEC come titoli finanziari e quali fossero invece di competenza della CFTC come commodity. La scarsa chiarezza nella divisione delle competenze ha creato incertezza non soltanto per gli exchange, ma anche per gli emittenti di token, gli investitori e altre società finanziarie. Il CLARITY Act dovrebbe definire più precisamente i confini delle competenze dei singoli regolatori e creare regole più stabili per il funzionamento del mercato. Per le aziende crypto, tuttavia, non conta soltanto l’atteggiamento più favorevole dell’attuale amministrazione. Hanno bisogno di regole valide nel lungo periodo e che non cambino radicalmente a ogni cambio di presidente. Il CEO di Coinbase, Brian Armstrong, ha quindi definito la legislazione come un passo che potrebbe consolidare nel lungo termine gli attuali cambiamenti.
Sta cambiando in modo significativo anche il tono delle autorità di regolamentazione statunitensi. Il periodo precedente è stato spesso criticato dall’industria crypto per la cosiddetta “regulation by enforcement”, ovvero la definizione delle regole attraverso cause legali e singoli interventi di enforcement, invece che tramite norme chiaramente stabilite. La nuova amministrazione vuole cambiare questo modello. Secondo il nuovo orientamento, SEC e CFTC dovrebbero fornire regole più chiare e creare percorsi legali attraverso i quali le aziende crypto possano raccogliere capitali e offrire i propri servizi negli Stati Uniti. Aziende che fino a poco tempo fa vedevano i regolatori statunitensi principalmente come una fonte di rischio legale oggi discutono direttamente alla Casa Bianca di come dovrebbe essere strutturata la futura regolamentazione del mercato.
Sebbene il dibattito sulla politica statunitense in materia di criptovalute venga spesso associato soprattutto a Bitcoin, stablecoin e asset finanziari tokenizzati potrebbero avere un’importanza strategica ancora maggiore. Le stablecoin ancorate al dollaro consentono di utilizzare una forma digitale della valuta statunitense praticamente ovunque nel mondo, mentre le loro riserve possono generare ulteriore domanda per i Treasury statunitensi. La tokenizzazione di azioni, obbligazioni e altri prodotti finanziari potrebbe invece ampliare la portata dei mercati dei capitali statunitensi ben oltre la tradizionale Wall Street. Per la Casa Bianca, lo sviluppo dell’infrastruttura crypto non deve quindi necessariamente significare un indebolimento del sistema finanziario tradizionale. Al contrario, finché il dollaro statunitense resterà al centro dell’economia digitale, Washington potrebbe considerare le tecnologie blockchain come un ulteriore strumento per rafforzarne il ruolo globale.
L’incontro alla Casa Bianca ha quindi inviato un segnale piuttosto chiaro al mercato crypto. Un settore che soltanto pochi anni fa veniva spesso guardato con scetticismo a Washington sta gradualmente diventando parte della strategia economica statunitense. La questione principale resta tuttavia capire se il sostegno politico si tradurrà anche in leggi valide nel lungo periodo. Un atteggiamento più favorevole dell’amministrazione può migliorare le condizioni per le aziende crypto, ma per l’ulteriore sviluppo del settore sarà fondamentale soprattutto la certezza giuridica. Se Washington riuscirà a creare un quadro normativo stabile e allo stesso tempo ad attrarre capitali, aziende e nuove infrastrutture finanziarie, gli Stati Uniti potrebbero rafforzare ulteriormente la propria posizione come uno dei principali centri mondiali dell’industria crypto. Ed è proprio questo l’obiettivo verso cui, stando agli esiti dell’ultimo incontro alla Casa Bianca, si sta muovendo l’amministrazione Trump. Fonte
Strategy dispone di miliardi di dollari in liquidità e la sua posizione in Bitcoin è di nuovo in profitto
Strategy, la società di Michael Saylor, sta rafforzando significativamente la propria posizione di liquidità. Nell’ultima settimana ha raccolto circa 2 miliardi di USD attraverso la vendita di nuove azioni MSTR e ha contemporaneamente creato un nuovo fondo di liquidità che in futuro potrebbe essere utilizzato anche per ulteriori acquisti di Bitcoin. La società possiede già più di 840.000 BTC e, ai prezzi attuali, la sua posizione in Bitcoin è nuovamente in profitto.
Dal 17 al 23 agosto Strategy ha venduto circa 18,26 milioni di azioni MSTR, raccogliendo un capitale netto di 2,01 miliardi di USD. Di questa somma, 300 milioni di USD sono stati trasferiti nella riserva in dollari esistente, mentre altri 136,4 milioni di USD sono stati utilizzati per riacquistare circa 1,43 milioni di azioni privilegiate STRC. Il capitale restante è stato destinato a un nuovo fondo denominato “USD Cash”. Al 23 agosto Strategy disponeva quindi di una riserva in dollari pari a 5,1 miliardi di USD e di ulteriori 1,59 miliardi di USD nel nuovo fondo USD Cash. La liquidità complessiva in dollari della società raggiungeva così circa 6,69 miliardi di USD. La riserva originaria è destinata soprattutto al finanziamento dei dividendi sulle azioni privilegiate e degli interessi sul debito, mentre il nuovo fondo offre al management una flessibilità significativamente maggiore.
Tabella: Ammontare complessivo delle riserve di liquidità di Strategy

Fonte: Macrotrends.net
Strategy può utilizzare i fondi dell’USD Cash per acquistare ulteriori Bitcoin, riacquistare azioni MSTR o azioni privilegiate, rimborsare obbligazioni convertibili oppure rafforzare ulteriormente la propria riserva in dollari. La società ha dichiarato che la nuova posizione di liquidità le consentirà di reagire più rapidamente a movimenti significativi del prezzo di Bitcoin o dei propri titoli. Per la strategia Bitcoin della società si tratta di un cambiamento importante. Per molti anni Strategy è stata nota soprattutto per convertire quasi immediatamente il capitale raccolto in Bitcoin. Questa volta, invece, mantiene una parte dei fondi in liquidità. In questo modo crea una riserva che può essere utilizzata, ad esempio, in caso di un forte calo del prezzo di BTC, senza dover prima raccogliere nuovo capitale o vendere i Bitcoin già detenuti.
Durante la settimana Strategy non ha acquistato né venduto Bitcoin. Le sue riserve sono quindi rimaste pari a 840.447 BTC, che rappresentano circa il 4% della quantità massima di Bitcoin che potrà mai essere creata. Il costo complessivo di acquisto ammonta a circa 63,36 miliardi di USD, con un prezzo medio di acquisto di 75.385 USD per BTC. Con Bitcoin sopra i 78.000 USD, queste riserve valevano circa 65,6 miliardi di USD. Ciò significa che in quel momento la posizione Bitcoin di Strategy presentava un profitto non realizzato di circa 2,2 miliardi di USD, pari a circa il 3,5% sopra il costo di acquisto. Se il prezzo di Bitcoin dovesse continuare a crescere, il profitto non realizzato della società aumenterebbe molto rapidamente grazie all’enorme quantità di BTC detenuta: ogni aumento di 1.000 USD nel prezzo di Bitcoin incrementa infatti il valore di mercato delle sue riserve di circa 840 milioni di USD.
È interessante notare che Strategy continua contemporaneamente a riacquistare azioni privilegiate STRC. Nell’ambito di un programma da 1 miliardo di USD, la società ha già riacquistato azioni privilegiate per circa 483,4 milioni di USD, lasciando ancora disponibili 516,6 milioni di USD. Un programma separato da 1 miliardo di USD per il riacquisto di azioni ordinarie MSTR non è stato ancora utilizzato. Il nuovo approccio mostra inoltre che Strategy sta cercando di creare una struttura finanziaria più stabile attorno alle proprie riserve in Bitcoin. Mantenere quasi 6,7 miliardi di USD in liquidità riduce la necessità di vendere Bitcoin in un momento sfavorevole e allo stesso tempo lascia alla società capitale disponibile per eventuali acquisti durante le fasi di ribasso del mercato.
D’altra parte, la raccolta di capitale attraverso la vendita di nuove azioni MSTR comporta un’ulteriore diluizione delle partecipazioni degli azionisti esistenti. Strategy deve quindi bilanciare continuamente i vantaggi del nuovo capitale con il suo impatto sugli azionisti. Finché la società sarà in grado di raccogliere capitale a condizioni favorevoli e Bitcoin resterà sopra il suo prezzo medio di acquisto, il modello di base continuerà comunque a funzionare a suo favore. Strategy si sta così trasformando gradualmente da una società che semplicemente accumula Bitcoin in un’azienda dotata di un sistema di finanziamento più ampio costruito attorno a BTC. Con oltre 840.000 Bitcoin e quasi 6,7 miliardi di USD di liquidità disponibile, oggi dispone di un margine di manovra molto maggiore per reagire all’ulteriore evoluzione del mercato crypto, sia in caso di una nuova crescita di Bitcoin, sia in presenza di opportunità di acquisto durante una nuova correzione significativa. Fonte
Citibank apre le porte a Bitcoin e offrirà un proprio servizio di custody agli investitori istituzionali
Una delle maggiori banche statunitensi sta pianificando un ulteriore passo significativo verso le criptovalute. Citibank intende lanciare entro la fine dell’anno un servizio di custodia di Bitcoin per i clienti istituzionali, che potranno così detenere BTC attraverso la stessa infrastruttura bancaria utilizzata per asset tradizionali come azioni e obbligazioni. Il nuovo servizio farà parte della piattaforma Custody+, presentata da Citibank il 18 agosto. Si tratta di un pacchetto più ampio di servizi dedicati alla custodia degli asset, al regolamento delle transazioni, alla gestione della liquidità e alle operazioni in valuta estera. La piattaforma dovrebbe progressivamente collegare gli asset finanziari tradizionali con quelli digitali all’interno di un unico sistema. Bitcoin sarà la prima criptovaluta supportata, anche se la banca non ha ancora annunciato una data precisa per il lancio.
Per gli investitori istituzionali potrebbe trattarsi di un cambiamento significativo. Fondi di investimento, gestori patrimoniali e altri grandi clienti utilizzano spesso società specializzate nella custodia di criptovalute. Il nuovo servizio consentirà loro di detenere BTC direttamente presso una grande banca tradizionale insieme agli altri asset. Ciò potrebbe ridurre la complessità operativa e allo stesso tempo rimuovere uno degli ostacoli che ancora rendono più difficile l’ingresso di alcune istituzioni finanziarie tradizionali nel mercato crypto. Le dimensioni di Citibank mostrano perché questa iniziativa potrebbe avere un impatto più ampio. La banca offre servizi ai clienti in oltre 100 mercati e in 62 di essi gestisce una propria rete di custody. Grazie a ciò dispone di solide relazioni con investitori istituzionali, ai quali potrà gradualmente ampliare l’offerta includendo anche gli asset digitali.
Custody+ fa parte di una più ampia modernizzazione dell’infrastruttura. Citibank sta aggiornando i propri sistemi affinché possano elaborare la maggior parte delle operazioni in tempo reale. L’obiettivo è preparare la banca a mercati finanziari più rapidi e al funzionamento continuo degli asset digitali. Bitcoin si inserisce naturalmente in questa strategia. Il mercato crypto opera 24 ore su 24, sette giorni su sette, e le transazioni vengono regolate molto più rapidamente rispetto a molti mercati finanziari tradizionali. Un ruolo importante è svolto anche dal cambiamento del contesto normativo negli Stati Uniti. Nel 2025 la SEC statunitense ha eliminato la linea guida contabile SAB 121, che rendeva significativamente più complessa e costosa per le banche la fornitura di servizi di custodia di criptovalute. Dopo la sua rimozione, le banche tradizionali hanno ottenuto maggiore spazio per costruire una propria infrastruttura dedicata agli asset digitali.
Per Bitcoin, l’ingresso di Citibank potrebbe essere importante soprattutto nel lungo periodo. Non si tratta infatti di un acquisto diretto di BTC da parte della banca, ma della costruzione di un’infrastruttura che può facilitarne la detenzione da parte di altri grandi investitori. Dopo il lancio degli ETF spot su Bitcoin, le istituzioni hanno ottenuto un accesso più semplice all’esposizione al prezzo di Bitcoin. L’espansione dei servizi bancari di custody risolve ora un altro elemento del sistema: la custodia sicura e conforme alle normative dell’asset stesso.
Citibank invia così un ulteriore segnale del fatto che Bitcoin sta gradualmente diventando una componente standard dell’infrastruttura finanziaria. Servizi che fino a pochi anni fa erano forniti soprattutto da società specializzate in criptovalute vengono sempre più spesso offerti anche dalle maggiori banche. Se il servizio verrà lanciato come previsto entro la fine dell’anno, i clienti istituzionali potranno gestire Bitcoin, azioni, obbligazioni e liquidità all’interno di un unico ecosistema finanziario. Fonte
La migrazione dei clienti dopo l’introduzione di MiCA attira i truffatori
Le nuove regole europee sulle criptovalute hanno l’obiettivo di aumentare la protezione degli investitori e rimuovere dal mercato i fornitori che non rispettano i requisiti normativi. Tuttavia, l’ampio trasferimento di clienti tra le piattaforme ha contemporaneamente creato nuove opportunità per i truffatori. Il periodo transitorio del regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCA) si è concluso il 1° luglio 2026. I fornitori di servizi relativi a cripto-attività privi delle necessarie autorizzazioni devono cessare le proprie attività nell’UE, smettere di accettare nuovi clienti e informare gli utenti esistenti sui passi successivi.
Il cambiamento ha interessato oltre 1.700 piattaforme crypto prive di licenza, mentre al termine del periodo transitorio circa 323 società disponevano di un’autorizzazione MiCA valida. Milioni di utenti in tutta Europa hanno quindi dovuto affrontare un cambio di fornitore. I truffatori hanno iniziato a sfruttare proprio le situazioni in cui gli utenti si aspettano di ricevere un’e-mail o una notifica relativa alla cessazione di un servizio, al prelievo di criptovalute o alla migrazione del proprio account. Una comunicazione fraudolenta può apparire simile a una comunicazione legittima di un exchange crypto. Un utente può, ad esempio, ricevere un messaggio secondo cui la propria piattaforma non può più fornire servizi nell’UE e che le criptovalute devono essere trasferite presso un fornitore “autorizzato”. Il link, però, può portare a un sito fraudolento creato per ottenere le credenziali di accesso o convincere l’utente a trasferire gli asset verso un indirizzo controllato dall’attaccante.
I truffatori non sfruttano soltanto i nomi degli exchange crypto. L’ESMA ha segnalato casi di utilizzo improprio del proprio nome, della propria identità e del proprio logo, compresi documenti falsi destinati a convincere le vittime che i loro fondi fossero in pericolo. L’autorità di regolamentazione francese Autorité des marchés financiers (AMF) ha registrato casi in cui i truffatori si spacciavano per suoi dipendenti. Affermavano di poter aiutare le vittime a recuperare il denaro perso, ma prima chiedevano il pagamento di una commissione amministrativa. L’autorità olandese AFM ha invece sottolineato che la stessa migrazione degli utenti dalle piattaforme non regolamentate crea condizioni favorevoli per i truffatori. Gli investitori che stanno cercando un nuovo fornitore rappresentano infatti un obiettivo naturale per offerte e messaggi fraudolenti.
Il problema del social engineering esisteva già prima dell’introduzione delle nuove regole. Secondo i dati dell’exchange WhiteBIT, nel 2025 gli episodi basati su offerte di investimento fraudolente o sull’impersonificazione di altre persone rappresentavano circa il 41% degli incidenti di sicurezza crypto registrati. I regolatori europei raccomandano quindi, prima di trasferire criptovalute, di verificare se una determinata società possieda effettivamente un’autorizzazione MiCA. È importante controllare la specifica persona giuridica che fornisce il servizio, non soltanto il nome o il marchio dell’intero gruppo. Il fatto che una società del gruppo abbia ottenuto una licenza nell’UE non significa automaticamente che la stessa autorizzazione si applichi a tutte le sue controllate o a tutti i servizi offerti.
Gli utenti dovrebbero prestare particolare attenzione ai messaggi non richiesti che li invitano a trasferire rapidamente criptovalute o fondi. I regolatori sottolineano inoltre che normalmente non contattano gli investitori tramite messaggi privati chiedendo loro di effettuare trasferimenti di denaro. La regolamentazione stessa non è la causa delle truffe, ma il passaggio al nuovo regime di licenze ha creato spazio per nuove forme di social engineering e per l’impersonificazione di società regolamentate o autorità pubbliche. Gli utenti dovrebbero quindi verificare sempre i fornitori nei registri ufficiali e procedere con cautela in caso di richieste inattese di trasferimento di criptovalute o denaro. Fonte
Gli Stati Uniti inaspriscono le regole per gli emittenti di stablecoin attraverso il GENIUS Act
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha presentato una nuova proposta normativa destinata a chiarire il funzionamento delle stablecoin nell’ambito del GENIUS Act. La proposta si concentra principalmente su chi potrà emettere stablecoin negli Stati Uniti e a quali condizioni le società statunitensi e straniere potranno offrirle agli utenti americani. Il GENIUS Act è stato approvato nel luglio 2025 e ha creato il primo quadro normativo federale completo per le stablecoin di pagamento negli Stati Uniti. La legge ha tuttavia lasciato diverse questioni pratiche ai regolatori. Il Dipartimento del Tesoro propone quindi ora di definire in modo più preciso cosa significhi “emettere una stablecoin negli Stati Uniti” e quando una stablecoin debba essere considerata offerta o venduta a una persona situata negli USA.
A partire dal 18 gennaio 2027, quando dovrebbero entrare in vigore le principali disposizioni della legge, in generale non dovrebbe essere possibile emettere negli Stati Uniti una stablecoin di pagamento senza un’adeguata licenza federale o statale. Le regole non riguarderanno però soltanto gli emittenti statunitensi. Il GENIUS Act prevede anche restrizioni per le stablecoin emesse al di fuori degli Stati Uniti. Le stablecoin straniere potranno essere rese disponibili agli utenti americani soltanto a determinate condizioni. Tra le altre cose, i loro emittenti dovranno essere in grado di rispondere agli ordini legittimi delle autorità statunitensi e rispettare eventuali accordi tra gli Stati Uniti e il Paese in cui hanno sede. Dal 18 luglio 2028 le regole diventeranno ancora più severe e i fornitori di servizi digitali, in generale, non potranno offrire agli utenti statunitensi stablecoin che non rispettino i requisiti della legge.
L’approccio nei confronti degli emittenti stranieri potrebbe rappresentare uno degli aspetti più importanti della futura regolamentazione. L’attenzione del mercato si concentra, ad esempio, su Tether e sulla sua USDT, poiché si tratta di uno dei maggiori emittenti di stablecoin al mondo, mentre la sua società principale ha sede al di fuori degli Stati Uniti. Il testo definitivo delle regole potrebbe quindi influenzare in modo significativo quali stablecoin straniere resteranno disponibili sulle piattaforme crypto statunitensi. Nell’elaborazione della proposta, il Dipartimento del Tesoro si è basato anche sull’esperienza maturata con la regolamentazione esistente dei titoli finanziari e di altri strumenti finanziari. Allo stesso tempo ha però sottolineato che le stablecoin sono destinate principalmente a essere utilizzate come strumenti di pagamento e regolamento, comprese le transazioni transfrontaliere, e che quindi non è possibile applicare semplicemente tutte le tradizionali regole di investimento.
La proposta non è ancora definitiva. Il Dipartimento del Tesoro ha aperto un periodo di consultazione pubblica di 60 giorni durante il quale le società del settore stablecoin, le istituzioni finanziarie e altri partecipanti al mercato possono presentare osservazioni sulle regole. Successivamente il Dipartimento analizzerà i commenti e preparerà la versione finale della normativa. L’implementazione del GENIUS Act sta però procedendo più lentamente rispetto a quanto previsto inizialmente dalla legge. Il termine di un anno stabilito per la preparazione delle regole necessarie è già scaduto e non è certo che tutte le normative vengano completate entro gennaio 2027. Oltre al Dipartimento del Tesoro, anche altre autorità di regolamentazione bancaria e finanziaria devono preparare le proprie regole.
La nuova proposta rappresenta comunque un ulteriore passo importante verso la creazione di un regime statunitense uniforme per le stablecoin. La sua forma definitiva potrebbe stabilire non soltanto quali società potranno emettere stablecoin negli Stati Uniti, ma anche quali stablecoin straniere resteranno accessibili agli utenti e agli exchange crypto statunitensi. Washington considera inoltre le stablecoin uno strumento in grado di sostenere l’utilizzo internazionale del dollaro statunitense e di rafforzarne il ruolo nel sistema finanziario globale. Fonte
Investi con Fumbi oggi
Sfrutta il potenziale delle criptovalute in modo semplice, sicuro ed efficiente. Inizia a investire con Fumbi a partire da soli 10 €. L’algoritmo Fumbi nel Fumbi Index Portafoglio monitora per te i movimenti del mercato delle criptovalute.
Se vuoi creare i tuoi portafogli crypto, scegli il prodotto Fumbi Portafoglio Avanzato, dove avrai accesso a oltre 120 criptovalute e a modelli creati dal nostro team, focalizzati su diverse aree del mondo crypto.
REGISTRATIHai incontrato un termine che non conosci? Nessun problema! Tutti i principali termini legati alle criptovalute si trovano in un unico posto nel nostro nuovo Fumbi Dizionario.